8. Perdona loro, perché non sanno quello che fanno!
- Dott. Emanuele Piccoli

- 5 feb
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 10 feb

Quale ragazzo o ragazza si sente davvero capito dai genitori quando inizia l’adolescenza? E quanti di noi, ripensando alla propria storia, si sono sentiti capiti proprio nel momento in cui ne avevano più bisogno?
All’improvviso i ragazzi si sentono adulti, intelligenti, pronti a scegliere e i genitori appaiono vecchi, superati, obsoleti.
A confermare questa sensazione c’è anche l’inadeguatezza che noi adulti proviamo in un tempo che corre veloce, in cui le competenze richieste aumentano continuamente e le nostre lacune diventano sempre più evidenti. Spesso sono proprio queste fragilità a rafforzare nei ragazzi l’idea che i genitori “non capiscano”.
Eppure, quanti di noi, diventando genitori, si sono ripromessi una cosa fondamentale: non fare gli stessi errori dei propri genitori.
Non essere distratti, non essere rigidi, non essere emotivamente assenti come spesso li abbiamo vissuti noi.
Quanti hanno cercato, con tutte le forze, di tenere i propri figli lontani dai guai che loro stessi avevano cercato da ragazzi.
Insomma, volevamo essere migliori dei nostri genitori.
Poi, quasi senza accorgercene, ci siamo ritrovati a occupare il posto dei nostri genitori… e i nostri figli a occupare il nostro.
All’improvviso non comprendiamo più i loro bisogni, nonostante gli sforzi.
Cerchiamo compromessi: alcuni “no” detti, altri non detti; tanti permessi concessi, altri negati. Insieme a questi arrivano i sensi di colpa, le domande incessanti: abbiamo fatto bene? abbiamo sbagliato? E il timore più grande: pagheranno loro le nostre mancanze?
Capita poi, che nel frattempo continuiamo a confrontarci con i nostri genitori (ancor più vecchi).Ci chiediamo cosa pensino di noi, come ci giudichino, se ci considerino all’altezza.
Spesso accade che proprio loro, convinti di aver fatto tutto nel modo giusto, non si risparmino nel mostrarci delusione.
Soffocati dall’idea di non essere “Perfetti”, rischiamo allora di distruggere ciò che resta, invece di fermarci a riparare ciò che, umanamente, abbiamo rotto.
Tuttavia stiamo parlando di AMORE.
Un Amore rivolto ai figli, ai nostri genitori, ma spesso anche a noi stessi.
Un Amore che può diventare egoistico, inconsapevole, maldestro… ma che resta Amore.
Ma come si sentono i figli quando ci vedono sempre dalla parte della ragione e mai del torto? Non perché non sbagliamo (sbagliamo eccome) ma perché facciamo fatica ad ammetterlo.
Gli adolescenti non chiedono forse fiducia, anche quando sbagliano?
Non lo abbiamo chiesto anche noi e non continuiamo, in fondo, a chiederlo ancora oggi ai nostri genitori, anche quando sono anziani? Eppure facciamo fatica a mollare la presa.
Fatica a riconoscere i nostri limiti, le ferite che portiamo dentro e che si trasformano in paure trasmesse ai nostri figli.
Ed è proprio la nostra esperienza, successi e fallimenti che dovremmo consegnare loro, non per evitarne le difficoltà, ma per insegnare ad attraversarle. Non è evitando l’errore che si cresce, ma imparando dall’esperienza.
A volte ci nascondiamo dietro un’apparente “Perfezione”.
Ed è proprio questa immagine inarrivabile che mette in difficoltà i ragazzi, perché sentono di dover essere come noi, senza potersi permettere di sbagliare.
E allora quanto è vera, in ogni ambito della vita, la frase:
“La verità vi renderà liberi.”
Ai giovani voglio dire questo:
siate veri. Lavorate su voi stessi per essere liberi di esprimere emozioni, desideri, paure. Lavorate su voi stessi per conoscervi e accettarvi partendo dal vostro potenziale, dalle vostre doti e capacità. Ascoltate le esperienze di chi vi ha preceduto e fatene tesoro: non come regole, ma come strumenti da usare nei momenti difficili.
E soprattutto:
Amate i vostri genitori anche nei loro limiti e nelle loro paure.
Perché, se riuscite a vederli davvero per quello che sono, dietro gli errori troverete una cosa sola: AMORE.
Ai nostri figli…con Amore
Emanuele Piccoli


