7. A nostra immagine e somiglianza
- Dott. Emanuele Piccoli

- 29 nov 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 3 dic 2025

Diventare genitori porta con sé una grande gioia, ma anche un timore che accomuna tutti: “Sarò all’altezza?”.
Che si tratti di figli naturali o adottivi, la paura è la stessa. Viviamo in un’epoca in cui il futuro non ispira più speranza: intimorisce. I ragazzi di oggi crescono con un carico di aspettative enorme, impauriti del futuro, mentre gli adulti, travolti dalla velocità del cambiamento, faticano a riconoscere il proprio ruolo.
Noi genitori abbiamo imparato da un mondo che sembra non esistere più.
Vorremmo essere migliori dei nostri genitori, essere grandi maestri… salvo poi scoprire che ciò che abbiamo imparato dalla nostra storia ci appare improvvisamente inadeguato per i nostri figli. Ed è così che ci sentiamo in crisi, confusi, impotenti, a volte nel panico.
Per paura di sbagliare, rischiamo di imporre ai nostri figli le nostre idee, i nostri schemi, le nostre certezze, difese che forse hanno protetto noi, ma che oggi non funzionano più.
Arriviamo ad essere delusi e arrabbiati con loro senza accorgerci che in realtà lo siamo con noi stessi e nel tentativo di tenere tutto sotto controllo, torniamo a essere egoriferiti: non vogliamo problemi, non vogliamo sentirci frustrati, né giudicati. Così, senza accorgercene, li soffochiamo, fino a quando, un giorno, per difendersi, “esplodono”.
I giovani hanno una strada da percorrere: la loro.
Non spetta a noi determinare la direzione, ma accompagnarli nel viaggio, sempre più spesso da spettatori, pronti a fare un passo indietro, perché se continuiamo a voler essere gli attori principali anche nelle loro vite, rischiamo di rovinare un capolavoro.
Ogni storia è unica e deve essere vissuta pienamente, con i successi e gli errori che umanamente facciamo. Può piacerci o non piacerci, ma rimane la loro storia che deve compiersi e noi siamo chiamati a fare la nostra parte anche quando questo significa apparire solo in piccole scene, anche quando significa viversi le frustrazioni, le paure e il senso di inadeguatezza, ma con la consapevolezza che rimarremo punti di riferimento per tutta la loro vita. Sta a noi decidere in che modo: AMANDOLI, oppure amando noi stessi.
Essere genitori è un percorso in continua evoluzione:
contenitori nei primi mesi, educatori nell’infanzia, maestri nell’adolescenza… e attori secondari per tutto il resto della loro vita.
Ed è proprio in questa capacità di arretrare con AMORE che si misura la grandezza di un genitore.


