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11. NEMO DAT QUOD NON HABET -Nessuno dà ciò che non ha

  • Immagine del redattore: Dott. Emanuele Piccoli
    Dott. Emanuele Piccoli
  • 3 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Per tanti anni ho cercato di insegnare il coraggio, mentre continuavo a vivere dentro le mie paure. Insegnavo la pazienza, ma mi spazientivo quando qualcosa non andava come volevo. Quanti di noi hanno cercato di insegnare ai propri figli il valore del perdono, mentre custodivano dentro di sé rancori che duravano da anni. Quanti di noi parlano ai propri figli di rispetto verso noi genitori, anche quando sbagliamo, e poi si ritrovano a essere in conflitto con i propri genitori o con i propri fratelli per qualche motivo.

Possiamo insegnare ciò che sappiamo. Possiamo spiegare ciò che abbiamo studiato. Possiamo indicare agli altri la strada. Ma possiamo davvero trasmettere ciò che non abbiamo ancora incontrato dentro di noi?


La psicologia ci insegna che il messaggio più potente è quello incarnato.

Saranno soprattutto le nostre azioni e il nostro modo di vivere a parlare, anche quando crediamo di essere bravi a nasconderlo, e la psicologia dello sviluppo lo conferma da tempo. Attraverso il modellamento e l'apprendimento osservativo, le persone imparano molto di più guardando il comportamento di chi è significativo per loro.


Ma non solo. Un bambino non osserva soltanto ciò che facciamo quando gli stiamo insegnando qualcosa. Osserva come reagiamo quando siamo arrabbiati, come affrontiamo una difficoltà, come chiediamo scusa, come trattiamo il nostro partner, come parliamo dei nostri genitori o delle altre persone e come ci comportiamo quando nessuno ci sta guardando.

Osserva ciò che siamo e non ciò che diciamo di essere.


Se pensiamo in termini di energia, come metafora dell'impatto che una persona produce attraverso la propria presenza, ci rendiamo conto che il nostro mondo interno non rimane completamente confinato dentro di noi.

In qualche misura, ciò che siamo entra nella relazione. Entriamo in una stanza e percepiamo tensione. Stiamo accanto a qualcuno che ha un cuore aperto e ci sentiamo accolti. Se stiamo accanto a qualcuno triste, percepiamo tristezza.

Ed è proprio per questo che la nostra evoluzione personale non riguarda soltanto noi.

Un genitore che sbaglia e poi sa dire «ho sbagliato» sta acquisendo qualcosa prima di insegnare qualcosa. Un adulto che riesce a dire «avevo paura» sta acquisendo qualcosa prima di insegnare. Una persona che, dopo anni di rancore, trova la forza di fare il primo passo verso una riconciliazione sta acquisendo qualcosa che potrà donare.


Non possiamo dare coraggio se non lo possediamo e non possiamo acquistarlo se continuiamo a fuggire da ogni nostra paura. Non possiamo insegnare il perdono se non è parte di noi, e non sarà parte di noi se continuiamo ad alimentare il rancore. Non possiamo chiedere loro di essere autentici, mentre noi continuiamo a vivere dietro maschere costruite per essere accettati. E questo vale per tutte le relazioni, con i figli, con il partner, con gli amici e con ogni persona che incontriamo nella nostra vita.


NEMO DAT QUOD NON HABET... Nessuno può dare ciò che non ha.

Un figlio potrebbe dimenticare molte delle nostre raccomandazioni; potrebbe non ricordare le nostre lezioni; ma potrebbe ricordare per sempre come si sentiva quando era accanto a noi.

Che cosa c’è realmente dentro di me che posso lasciare ai miei figli? La prova concreta che ciò che diciamo può essere vissuto è il dono più grande che si possa lasciare di noi stessi al mondo.

Non limitiamoci a ereditare la nostra storia, ma trasformiamola; trasformiamo noi stessi, perché non trasmettiamo soltanto ciò che diciamo, ma “trasmettiamo ciò che siamo”.

 

Emanuele Piccoli

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