10. “Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio.” Quando fede, psicologia e ricerca di senso si incontrano
- Dott. Emanuele Piccoli

- 23 giu
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 24 giu

Vi è mai capitato di avere la sensazione che certe situazioni si ripetano continuamente nella vostra vita? Di incontrare persone diverse, ma ritrovarvi sempre nelle stesse dinamiche? Di cadere negli stessi errori? Di chiedervi: “Perché succede sempre a me?”
Nella tradizione cristiana Dio non viene semplicemente descritto come qualcuno che ama: Dio è Amore.
Se Dio è Amore, possiamo affermare che chi cerca profondamente l’Amore cerca qualcosa che va oltre sé stesso, oltre il proprio ego, verso ciò che dona significato alla propria esistenza. Forse, allora, possiamo rileggere questa frase anche così:
“Tutto concorre al bene di coloro che cercano l’Amore.”
Ed è proprio da questa riflessione che vorrei partire. Dall’idea, cioè, che ogni esperienza della nostra vita, soprattutto quelle che facciamo più fatica ad accettare, possa diventare un’occasione per andare oltre i nostri limiti, imparare ad attraversare le nostre emozioni e trasformare anche la sofferenza in una possibilità di crescita e cambiamento.
Non voglio entrare in una discussione religiosa o teologica sulla figura di Cristo. Voglio soffermarmi su un messaggio umano, esistenziale e psicologico che attraversa il tempo. Sull’idea che la vita, attraverso ciò che incontriamo, possa continuamente invitarci a crescere e a scoprire qualcosa di più profondo su noi stessi riscoprendo l’Amore come guida del nostro cammino.
Ma di quale Amore parliamo?
Saulo, diventato poi San Paolo, lo descrive come paziente, benevolo, libero dall’invidia, dall’orgoglio e dal giudizio. Cristo, attraverso le sue parole, indica una strada fondata sul perdono, sull’accoglienza, sull’accettazione e sulla trasformazione interiore, come cammino per avvicinarsi a questo Amore per giungere a un benessere capace non di eliminare le difficoltà della vita, ma di attraversarle con una nuova consapevolezza di noi stessi e del senso del nostro cammino.
È interessante osservare come anche molti approcci psicologici abbiano incontrato, attraverso un linguaggio diverso, alcuni temi simili.
Viktor Frankl, sopravvissuto ai campi di concentramento e fondatore della logoterapia, sosteneva che l’essere umano non è definito soltanto da ciò che gli accade, ma anche dalla possibilità di trovare un significato davanti alla sofferenza.
Carl Gustav Jung parlava dell’incontro con la propria “ombra”, quelle parti di noi che rifiutiamo, giudichiamo o facciamo fatica a riconoscere, ma che spesso influenzano inconsapevolmente il nostro modo di vivere e relazionarci.
La psicologia contemporanea ci insegna che molte volte ciò che si ripete nella nostra vita non è una punizione, ma uno schema che chiede di essere visto e compreso.
Le persone che ci fanno arrabbiare, le relazioni che ci mettono in difficoltà, gli ostacoli che sembrano tornare continuamente possono diventare uno specchio attraverso cui conoscere qualcosa di noi.
Questo non significa giustificare tutto ciò che accade, negare il dolore o attribuire sempre a noi stessi la responsabilità degli eventi.
Significa però provare a chiedersi: “Cosa posso imparare da questa esperienza?”, “Quale parte di me sta chiedendo attenzione?” e “Quale cambiamento sono chiamato a compiere?”.
Il percorso verso il Benessere passa spesso attraverso ciò che vorremmo evitare o che non vorremmo sentire: le nostre paure, le nostre fragilità, le nostre ferite. Spesso proviamo ad allontanarci da questo incontro con noi stessi, sperando di lasciarci alle spalle ciò che fa male. Ma ciò che non viene ascoltato e compreso tende a trovare altre strade per manifestarsi, ripresentandosi sotto nuove forme, in altre situazioni o relazioni.
Molte volte ci muoviamo attraverso schemi inconsci che la nostra mente ha costruito per proteggerci. Strategie che probabilmente, in un determinato momento della nostra storia, sono state necessarie per andare avanti.
Ma ciò che un tempo ci ha protetto, oggi potrebbe essere ciò che ci limita. Ed è proprio lì che inizia il lavoro più difficile e prezioso: riconoscere quelle parti di noi, accoglierle e trasformarle. Non per cancellare la nostra storia o diventare qualcun altro, ma per integrare ciò che siamo stati, comprendere ciò che siamo oggi e camminare verso ciò che possiamo e vogliamo diventare.
Se sentite un vuoto difficile da spiegare, se vi sembra di vivere sempre lo stesso capitolo della vostra storia, se vi accorgete di ripetere schemi, comportamenti o modelli relazionali che un tempo avevate promesso a voi stessi di non seguire o se dentro di voi nasce il bisogno di cercare un significato più profondo, forse è arrivato il momento di fermarsi e ascoltarsi.
Fatelo da soli, con una persona cara o con un professionista. Ma ascoltate quella domanda. Perché, a volte, proprio ciò che ci mette in crisi diventa il punto da cui iniziare a vivere in modo nuovo noi stessi e le nostre relazioni.
Alcune domande arrivano per indicarci una strada nuova, una strada più consapevole, più libera...una strada che può aprirci ad una nuova Vita. Impariamo ad ascoltarle.
Emanuele Piccoli




